QUALE EUROPA?

IL DIRETTORE - GIUSEPPE PELLE

 

Si è concluso con un penoso fallimento il semestre a guida italiana dell’Unione Europea.

Nonostante gli sfarzi ed i trucchi scenografici delle sedi scelte per ospitare i vertici europei, nulla resta nel carniere della Presidenza italiana (e del Presidente del Consiglio, on. Berlusconi).

            Non la firma, tanto auspicata, della Costituzione Europea. Non un ruolo politico più forte dell’Europa a livello internazionale. Non la coesione tra i “soci fondatori” per un più forte impulso all’idea di Europa, ma anzi divisioni tra questi ( basti pensare alle scelte di Francia e Germania, fortemente contrarie ad un sostegno europeo alla guerra in Iraq oppure alla  deroga al Patto di stabilità attuata durante il vertice Ecofin).

            A livello di immaginario collettivo restano le imbarazzanti affermazioni del Presidente del Consiglio sulla Cecenia e sul parlamentare tedesco “kapò” .

Ed inoltre una serie di falsità sull’Euro, per fortuna smentite dal Presidente della Commissione Europea, on. Romano Prodi, e recentemente dal nostro Presidente della Repubblica.

            Dare la colpa all’euro delle difficoltà economiche italiane, ivi compresa l’inflazione a livelli esagerati ( 2,7%  in media per il 2003), significa mistificare la realtà: la moneta unica ha due anni di vita, ed in dieci dei dodici Paesi che l’hanno adottata per i prezzi non è avvenuto quanto è accaduto in Italia.

            L’aumento dei prezzi ben oltre i dati Istat e percepito dal consumatore è stato assolutamente senza   controllo, con conseguente impoverimento reale ed effettivo dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Dove stava il Governo, ed in quali faccende affaccendato, a parte il “lodo Schifani”?  (Saepe nomina conveniunt).

            Ma per il futuro si deve ragionare su un altro modo di intendere l’Europa. Non la sommatoria di singole posizioni egoistiche dei differenti Stati, a tutela del proprio peso nelle istituzioni ( ad es. Spagna e Polonia), o di porzioni di sovranità nazionale a discapito della libera circolazione di beni e servizi e soprattutto, della reale uguaglianza tra i cittadini europei.

            E soprattutto l’Italia deve tornare ad essere tra i Paesi protagonisti della costruzione dell’idea europea, come lo fu nel momento della nascita delle istituzioni comunitarie, e sempre nella sua storia recente, per l’adozione di un mercato unico e poi, via via, di una comune difesa e di strumenti comuni di decisione, e poi per l’allargamento ai Paesi del mediterraneo, sino alla moneta unica.

            L’euroscetticismo e l’esagerata disponibilità di Blair, Berlusconi ed Aznar verso gli alleati americani non aiuta la crescita del ruolo politico dell’Europa.

            E dato che il capogruppo popolare in Parlamento europeo ha già rivendicato, in caso di vittoria elettorale nel giugno 2004, per un esponente del suo partito la presidenza della Commissione, forse già si intuisce proprio la figura di Josè Maria Aznar ( da marzo non più Presidente del Governo spagnolo) dietro tale affermazione.

            Quale Europa vogliamo per noi e per i nostri figli ? Quella di Chirac e Schroeder, quella di Prodi, quella di Berlusconi-Blair-Aznar?

            Di questo ricordiamoci, prima di andare a votare.