IL CONSUMATORE…

DI M.CIMAGLIA

I mezzi di comunicazione di massa ci inviano quotidianamente  notizie che gli italiani stanno vivendo un nuovo boom economico: sono stati creati centinaia di migliaia di posti di lavoro, sono nate migliaia di piccole e medie imprese, ecc., c’è insomma una ripresa economica generalizzata.

            Siamo nel Paese delle Meraviglie, e non ce ne eravamo accorti!!!!

            Peccato che quando andiamo a fare la spesa il Paese delle Meraviglie si riveli di tutt’altro tenore. La riduzione del potere di acquisto è ormai sotto l’occhio di tutti; il rialzo dei costi dei beni di largo consumo sta producendo un cambiamento radicale nelle abitudini delle famiglie.

Frutta, verdura, ortaggi, carne, abbigliamento, hanno raggiunto costi elevati da creare problemi di sopravvivenza non solo a pensionati e famiglie monoreddito, ma anche a coloro che, fino a pochi mesi fa, potevano considerarsi titolari di un reddito medio.

            Abbiamo raccolto il consiglio del Presidente Berlusconi, e quindi siamo stati più accorti nel fare la spesa, abbiamo selezionato meglio le offerte dei commercianti, scegliendo più accuratamente dove spendere (lo facevamo, ad onor del vero, anche prima) confrontando i prezzi più convenienti; ma il risultato è lo stesso e la gente lo avverte sempre più: siamo divenuti più poveri.

Mi capita, uscendo da un negozio e da un supermercato, di parlare o semplicemente di ascoltare i commenti dei clienti: “ho preso solo poche cose ed ho speso tanto”; “con quello che ho speso oggi, un anno fa ci riempivo il carrello” e cosi via. La sensazione che ognuno di noi aveva avvertito, di fronte ai progressivi aumenti dei prezzi dei generi di prima necessità, è divenuta una triste consapevolezza.

            La politica economica del Paese è sempre più orientata a santificare il mercato ed il profitto dimenticando i problemi quotidiani del cittadino (sanità, servizi, scuola).  Il consumatore “consumato” dovrebbe iniziare a reagire, ad indignarsi; l’intervento dello Stato non può essere indirizzato, come sta accadendo in questi giorni,  a varare misure “tappabuchi” nei confronti del calcio.  Si, del calcio; il Governo più liberista della storia repubblicana si appresta, con denaro pubblico, a risolvere i problemi finanziari delle società calcistiche!!!

            Dovranno spiegarci per quale motivo la solidarietà che viene richiesta ai contribuenti italiani, riguardo le società calcistiche (che sono società private a scopo di lucro), necessiti di una via preferenziale, mentre non si fa nulla per tutelare il consumatore ed il suo potere d’acquisto.

            Forse il Governo considera il calcio come un “servizio di prima necessità”, in quanto contribuisce a distogliere l’attenzione dei cittadini/contribuenti dai “veri” problemi da affrontare quotidianamente, senza concrete prospettive di risoluzione, e quindi, come tale, lo reputa meritevole di un’attenzione ed un impegno “particolari” rispetto a tutto il resto.