OSPEDALE SAN RAFFAELE: VISITE SPECIALISTICHE DIFFICILI
DI L. GATTANELLA MANUELLI
Nella primavera 2003, quando sono stata operata al centro oncologico Regina Elena trasferito all’ex San Raffaele, ne ho riportato un’ottima impressione e mi è venuto in mente a volte, i malati esagerano con le lamentele alla sanità pubblica. Un anno fa, malgrado l’affollamento e le trafile, funzionava tutto a meraviglia. Le stanze erano accoglienti, il personale, gentile, disponibile e preparato. Grazie alla terapia del dolore, non ho avuto bisogno neppure dell’assistenza notturna e tutto questo, mi ha evitato lo stress e la comprensibilissima paura.
Fortunatamente l’intervento ha avuto esito positivo ma data la natura del male che avevo, dovrò sottopormi a controlli periodici per chissà quanti anni. Il mese di Luglio, quando sono tornata per prenotare una visita, ho trovato l’ufficio prenotazioni chiuso. L’impiegata all’ufficio informazioni a cui mi sono rivolta, mi ha spiegato che da qualche tempo, le prenotazioni vengono accettate esclusivamente per telefono, rispettando un determinato orario e chiamando il seguente numero 06/52662727, logicamente bisogna essere muniti della richiesta medica da cui rilevare alcuni dati da fornire al telefono, all’operatore).
Quando poi, ho provato a telefonare, ho perso il conto del tempo che ho trascorso al telefono ed ho avuto un’autentica crisi nervosa pensando alla bolletta telefonica che riceverò. Un sabato mattina, quando pensavo di rivolgermi a qualche altro centro ospedaliero, è avvenuto il miracolo e dopo un’ attesa accettabile, sono riuscita a trovare la libera ed ho potuto prenotare la visita.
L’operatrice a cui ho domandato cosa stava accadendo, mi ha spiegato che da qualche tempo, le prenotazioni sono state affidate ad un call-center esterno all’ospedale, senza preoccuparsi d’aumentare il numero degli addetti allo smistamento delle chiamate.
Lascio immaginare a voi cosa accade adesso, al ritorno dalle vacanze, quando le richieste si moltiplicano. A questo punto non aggiungo altro. Mio nonno se fosse ancora vivo, avrebbe detto sicuramente:
“Tutto questo fa pensare alla storia dell’albero del frutto proibito: visto che ormai il frutto è stato colto e mangiato, l’uomo è diventato libero e intelligente a prezzo dell’immortalità, impariamo almeno a far funzionare la testa, la lingua e la penna…” Se non credete a quanto scrivo, andate a controllare poi, pubblicate questa lettera sperando che qualcuno la legga, si vergogni e si decida a cambiare qualcosa. Grazie