L’EDUCAZIONE PERMANENTE DEGLI ADULTI
DI ANTONIO BOMBA
L’educazione permanente come “diritto all’educazione” di ogni cittadino lungo tutto l’arco della vita e in tutti gli ambiti della sua esperienza di vita è al centro delle strategie educative europee ormai da anni. Numerosi documenti della Commissione europea e del Consiglio d’Europa hanno fornito indicazioni sui principi e sulle pratiche da ottenere ed hanno insistito sulla necessità che tutti i governi adottino misure concrete per la realizzazione di tale obbiettivo.
In Europa è in atto una rapida evoluzione verso una società ed una economia basate sulla conoscenza e il mondo sociale e politico si presenta con caratteri di complessità tali che solo una istruzione adeguata può consentire di affrontarli.
Le trasformazioni in atto possono essere comparabili a quelle indotte dalla rivoluzione industriale e possono comportare consistenti processi di esclusione. Infatti, a fronte di un generale elevamento dei titoli di studio tra la popolazione, aumenta lo scarto tra coloro che hanno qualifiche sufficienti per sopravvivere sul mercato del lavoro e quelli che ne sono immancabilmente esclusi. Tutto ciò comporta un profondo cambiamento nei modelli di apprendimento, di vita e di lavoro cui deve accompagnarsi un orientamento verso l’istruzione e la formazione permanente che ha come obiettivo l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, finalizzato alla cittadinanza attiva, allo sviluppo personale, all’inserimento sociale e all’occupabilità, tenendo in considerazione soprattutto la centralità della persona che apprende e, quindi, nell’offerta formativa.
In linea con le indicazioni europee, il 2 marzo 2000, nell’ambito della “Conferenza unificata”, i rappresentanti del Governo, delle Regioni, delle Province, dei Comuni hanno sottoscritto un’importante accordo per “la riorganizzazione e il potenziamento dell’educazione permanente degli adulti”, quell’accordo, “in attesa della compiuta definizione del sistema integrato di istruzione, formazione e lavoro”, indicava gli obiettivi e le strategie che ciascuna istituzione avrebbe dovuto mettere in campo a partire dal 2000.
Purtroppo, “la definizione del sistema integrato di istruzione, formazione e lavoro” non solo è ancora “incompiuta”, ma sembra oggi più difficile di allora. È più difficile perché è cambiato il quadro istituzionale, con un inedito riparto della potestà legislativa tra Stato e Regioni che impone a ciascuna istituzione di ripensare compiti e strategie. È più difficile perché nuove ipotesi di innovazione costituzionale sono all’esame del Parlamento, proprio in materia di istruzione e formazione. È più difficile perché il progetto di educazione permanente degli adulti deve confrontarsi con un sistema scolastico appena investito da impegnative e controverse riforme.
Infatti, a quattro anni dall’accordo del 2000, manca, purtroppo, un solido punto di riferimento su cui sviluppare il sistema dell’educazione permanente degli adulti. Comunque, l’educazione permanente degli adulti non può che essere una parte del sistema formativo di una comunità: un sistema di cui sono componenti essenziali la formazione scolastica, la formazione universitaria, la formazione professionale. Non è possibile tracciare confini invalicabili tra questi sistemi destinati inevitabilmente ad intrecciarsi. Ed è altrettanto vero che il sistema dell’educazione permanente trae alimento dall’insieme delle iniziative culturali e formative, che nell’ultimo decennio, si sono sviluppate in varie città dell’Italia con intensità e diversità senza precedenti. Tuttavia è necessario tentare una definizione che aiuti a cogliere lo “specifico” dell’educazione permanente per gli adulti in modo da poter concentrare efficacemente l’impegno di tutti e di ciascuno e stabilire su questa base le migliori relazioni con le altre componenti del sistema formativo.
(continua)